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Finanziamenti alle start-up: un’impresa necessaria

Finanziamenti alle start-up – La situazione delle start-up in Italia

Finanziamenti alle start-up in Italia sono oggi quantomai indispensabili per far crescere un mercato e un ecosistema che ha generato più di 20.000 posti di lavoro.

Il titolo di questo articolo richiama quello del secondo incontro della World Investor Week di Como a cui anche Affare Fatto ha partecipato.

Il dibattito all’accademia Aldo Galli

L’incontro della World Investor Week comasca si è svolto all’accademia di belle arti Aldo Galli e ha visto tra i protagonisti relatori Enrico Lironi, presidente di ComoNext e l’On. Luca Carabetta, vicepresidente della commissione attività produttive della camera.

Altri protagonisti della giornata sono stati due brillanti startupper: Andrea Pozzetti, co-founder di Fluxedo, e Giuseppe Catella, CEO di Eligo.

Fluxedo è una start-up specializzata in data analyst incubata grazie a ComoNext, Eligo invece è azienda specializzata nel personal stylist che ha raggiunto in soli due anni eccellenti risultati.

I problemi dell’Italia

La legislazione attualmente vigente nasce nel 2012 ad opera dell’allora ministro Corrado Passera (Legge 221/2012).

La legge ha dato il via al mondo delle start-up innovative e ha creato un nuovo ecosistema di aziende che da allora continua a crescere.

Più di 20.000 le aziende sono nate negli anni a seguito di questa legge, e alcune di queste sono arrivati addirittura alla quotazione in borsa.

La normativa è molto efficace per i neo-imprenditori nell’aiutarli a muovere i primi passi, tuttavia non sono stati regolati a dovere tutti quei meccanismi necessari a normare lo scaling-up delle aziende.

Mentre trovare fondi per le fase iniziali è piuttosto semplice, reperire finanziamenti di venture capital per grosse cifre è molto più difficile.

Manca infatti una normativa efficace, sopratutto dal punto di vista fiscale, che disciplini i grandi fondi di investimento e i business angel privati.

I bandi europei e gli incubatori destinano infatti le risorse iniziali per partire, ma una volta che il business è partito diventa complesso andare a reperire risorse dai venture capital italiani.

Le risorse a volte arrivano dall’estero

Gestire grossi fondi di investimento anche privati, in Italia comporta molti svantaggi dal punto di vista fiscale e legislativo; i venture capital e i business angel sono quindi in difficoltà a concedere fondi a molti.

Inoltre in Italia il mercato del venture è un mercato relativamente recente che nasce più tardi rispetto ad altri paesi europei.

Capita così che start-up con potenziali altissimi ricevano richieste di finanziamenti più generosi da venture esteri, che meglio di quelli italiani possono concedere risorse.

Le soluzioni possibili

La discussione alla World Investor Week si è orientata anche alle possibili soluzioni.

Per far spiccare il volo alle start-up servirebbero 3 milioni di euro, e una legislazione più favorevole per i gestori dei capitali. Andando a immettere nuovi capitali nelle aziende giovani queste potranno crescere e diventare solide.

Lo stato può diventare un propulsore non solo legislativo ma anche in termini di liquidità.

Questo non significa che sia lo stato a dover elargire finanziamenti, tuttavia dare temporaneamente liquidità sotto forma di incentivi potrebbe essere una soluzione temporanea soprattutto in una fase iniziale.

I dati sul finanziamenti alle start-up (Fonte: Il Sole 24 Ore)

Approfondimenti

Se ti interessa questo argomento e vuoi avere maggiori dati alla mano leggi questo articolo de “il sole 24 ore”.

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